Archive for December, 2014


La musica è cambiata?

DD foto per blog esterna FIN

Partiamo da un dato: l’introduzione del formato Mp3 non ha solo tolto centralità all’impianto stereo di casa, ma ha rivoluzionato il modo stesso di ascoltare e collezionare musica. Non siamo più collezionisti di dischi, ma collezionisti di canzoni.

Le conseguenze, in numeri, sono impressionanti: se la spesa media in CD musicali si è ridotta del 75% in dieci anni, nello stesso periodo gli acquisti su iTunes sono aumentati fino a un vertiginoso 25.000%. Proprio così, da 10 milioni nel 2003 a 25 miliardi di download nel 2013!

La musica è cambiata? Certamente, ma la musica è sempre musica: ciò che davvero è cambiato, radicalmente, è il modo in cui la musica è offerta e consumata, e il luogo in cui l’offerta e la domanda si incontrano.

L’industria discografica è rimasta indietro, lasciandosi spiazzare da un’innovazione proveniente dall’esterno, che le ha sottratto sostanziali quote di ricavi e potenzialità di crescita.

Anche la professione legale cambia in un mondo che cambia: e perché non dovrebbe? La scommessa è prendere il controllo del cambiamento: fare la prima mossa.

Gli ambiti di innovazione per gli studi legali sono molteplici: dall’organizzazione del lavoro all’impostazione della relazione con i clienti; dalle modalità di comunicazione alla natura e tipologia dell’offerta di servizi professionali.

Consideriamo ad esempio le strutture organizzative: il miraggio delle “economie di scala” sembra ormai sfumato: grandi studi con grandi uffici e grande numero di associates hanno costi fissi che alzano l’asticella del break even e impongono una selezione severa delle attività di interesse. Di contro le microstrutture possono essere estremamente cost-effective, ma rischiano l’affanno di fronte a impegni importanti.

Piccole strutture connesse in network con un forte connotato di omogeneità nell’approccio e «l’ingrediente segreto» di una consolidata relazione professionale colgono gli elementi di positività delle due formule.

(Fonti: American Bar Association 8/11/14 (bit.ly/1ye4ZME) – Seth Godin “Tribes: We Need You to Lead Us”)


Novità in campo immobiliare: i “CondHotel”

Filomena Masuri foto per blog

Una formula innovativa di integrazione della proprietà alberghiera e residenziale e un’occasione da non sprecare.

Un’occasione per diversificare l’offerta turistica e favorire gli investimenti volti alla riqualificazione degli esercizi alberghieri è stata offerta in Italia dalla recentissima introduzione, con l’art. 31 del D.L. 133/2014 (convertito in legge 164/2014 l’11 novembre scorso), dell’istituto dei cosiddetti “CondHotel”.

La norma prevede la possibilità di realizzare, nell’ambito di “esercizi alberghieri aperti al pubblico, a gestione unitaria, composti da una o più unità immobiliari ubicate nello stesso comune o da parti di esse, che forniscono alloggio, servizi accessori ed eventualmente vitto, in camere destinate alla ricettività”, a integrazione e complemento dell’offerta, una o più “unità abitative a destinazione residenziale, dotate di servizio autonomo di cucina, la cui superficie non può superare il quaranta per cento della superficie complessiva dei compendi immobiliari interessati”.

In sostanza, immobili a destinazione alberghiera, sia di tipologia tradizionale (unico edificio) che diffusa (purché nello stesso comune), potranno, per il 40% della loro superficie complessiva, essere oggetto di cessione a terzi per finalità residenziali.

Si tratta di una formula che ha avuto molta fortuna negli USA e in altri Paesi europei, che risponde a diversi interessi e consente molteplici vantaggi. Per l’utenza l’acquisto di un’unità in CondHotel costituisce l’opportunità di un piccolo investimento immobiliare in una proprietà esclusiva (differenziandosi in questo dalla multiproprietà e da soluzioni analoghe) con potenzialità di conservazione e incremento del capitale investito, ma anche la risposta alle necessità di viaggiatori frequenti e/o abituali, che si assicurano i servizi tipici di una struttura alberghiera, vuoi per lavoro vuoi per vacanza. Inoltre, esso consente di assorbire i costi connessi alla proprietà, fino anche a produrre margini di profitto, grazie alla possibilità di concordarne l’affidamento in gestione all’imprenditore alberghiero nei periodi di non utilizzo da parte del proprietario.

Dal punto di vista dell’imprenditore, la vendita di una quota fino al 40% della superficie complessiva della struttura consente evidentemente un rientro accelerato dell’investimento e un alleggerimento notevole degli oneri finanziari; allo stesso tempo, essa garantisce un consistente supporto nella pianificazione economica caratteristica, grazie alla ragionevole aspettativa di utilizzo dei servizi alberghieri da parte dei proprietari delle unità residenziali.

La norma non è immediatamente operativa: essa demanda, infatti, a un decreto attuativo, delegato al governo previo accordo con le Regioni e le Provincie Autonome di Trento e Bolzano: il decreto dovrà specificare le condizioni di esercizio dei condhotel e determinare criteri e modalità per la rimozione del vincolo di destinazione alberghiera relativamente alla realizzazione della quota di unità abitative a destinazione residenziale: come di norma in materia urbanistica, anche gli enti locali dovranno poi adeguare i propri ordinamenti alle nuove disposizioni, nel termine di un anno dalla pubblicazione dei decreti di attuazione.

Siamo quindi di fronte a una prospettiva temporale che da un lato consente un buon margine di progettazione e, dall’altro permette di studiare le implicazioni (per esempio, sulla fiscalità della concessione in gestione) e di elaborare e sostenere nelle sedi opportune gli interessi imprenditoriali e privati la cui soddisfazione farà sì che l’opportunità offerta dalla nuova normativa si trasformi in concreto beneficio per l’economia del Paese.