Archive for May, 2015


ARTE E OLTRAGGIO – QUALE DIRITTO?

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Enrico Rondoni, Vicedirettore del TG5 (uno che di arte se ne intende: sua la mostra fotografica “Luci Cinesi 1981-2011″ alla Triennale di Milano nel 2012 e alle Terme di Diocleziano a Roma nel 2012-13) commenta il recente post di Domenico Dodaro sul “casus” della chiesa-moschea alla Biennale.


Le leggi definiscono dei confini.

Una, a volte incerta, rete divisoria tra ciò che è lecito e ciò che non lo è.

L’uomo ne ha bisogno per darsi delle regole uguali per tutti, altrimenti sarebbe l’anarchia: affascinante utopia che non funziona oltre la letteratura.

Ma le leggi vanno spesso interpretate, adattate al momento storico, alla società in cui viviamo.

Allo stesso tempo l’arte, si dice, non ha confini.

Ma sarà vero? Dov’è il limite della mia libertà espressiva ?

Facile dire: “ fin dove non limita o disturba quella del prossimo”.

Nel caso della performance artistica nella Chiesa cattolica sconsacrata trasformata in Moschea siamo di fronte proprio a questa situazione: a chi ha dato fastidio?, a chi nuoce?, perché vietarla?

È giustificato appellarsi al rischio del disturbo della quiete pubblica per possibili manifestazioni di protesta?

All’offesa di un’altra religione ?

Ma chi offende chi ?

Un passo indietro.

Ci si può offendere, in generale, per un’opera che individualmente riteniamo poco consona all’ambiente che la accoglie o la circonda ? Sì è un mio diritto, come lo è quello di – eventualmente –contestarla pacificamente.

Vietare è altro: è impedire una libertà, quella dell’artista e di chi vorrebbe fruire della sua opera.

Ma ritengo anche che esista la regola –non legge ovviamente– del buon senso.

Dopo quanto accaduto a “Charlie Hebdo” si ragiona sul fatto che alcune vignette su Maometto potevano essere state esagerate o inappropriate. Con una conseguente interpretazione distorta da parte di una minoranza. Ovvio che questo non giustifica in alcun modo la reazione, ma pone il problema del quando “esagerare” possa risultare gratuito e spesso inutile.

Non è un ragionamento per vietare la libertà di espressione. E sia chiaro che questo pensiero vale solo per noi occidentali, perché se bestemmio a Bagdad o a Ramadi a nessuno interessa, mentre a Piazza San Pietro o a Notre Dame potrei essere accusato di vilipendio alla religione…

L’esagerazione, la provocazione, è insita nell’arte, soprattutto in quella contemporanea.

Ma se negli anni ’60-‘70 (per restare ai tempi più recenti) era frutto di un ragionamento ideale o politico, ora il più delle volte sembra essere uno strumento in mano al mercato.

Chi avrebbe parlato dell’episodio della Chiesa-Moschea se il luogo fosse stato una fabbrica abbandonata ? Anche quello sarebbe stato un modo per comunicare una necessità.

Ma, come si dice, non avrebbe fatto notizia.

Per concludere: vietare mai, ragionare sempre. E qui il diritto non può intervenire, forse solo qualche volta prevenire.

Perché è vero che come ha detto qualcuno che “La curiosità ha il merito di mantenere instabili i sensi e allontana la tentazione di indossare lo scafandro del moralismo”, ma è altrettanto vero che la gratuità di un gesto lascia il tempo che trova e si crea uno spazio solo nell’assenza di un vero dibattito sulle regole che tutti dobbiamo rispettare pena l’anarchia che funziona solo nelle forme d’arte a tutti accessibili secondo le proprie sensibilità e interpretazioni.


LIBERTÀ, INTEGRAZIONE, (IN)TOLLERANZE: VALORI COSTITUZIONALI E DIRITTI INSOPPRIMIBILI

DD foto per blog esterna FIN

È stata pubblicata la notizia della “chiusura” dell’opera dell’artista Christopher Büchel per la 56ma Biennale di Venezia, che consisteva nel riadattamento di una chiesa (di proprietà privata e inutilizzata da più di quarant’anni per il culto cattolico) a luogo di culto per i fedeli musulmani.

Alle pressioni di alcuni cittadini e del patriarcato di Venezia, il Comune ha risposto imponendo la chiusura della moschea in assenza di alcuni documenti.

Nell’opera d’arte l’effettiva celebrazione del culto è componente semantica indissolubile dall’installazione materiale (del resto, la moschea era comunque destinata ad essere smantellata alla fine della Biennale in corso). Il significato è veicolato da un «segno» complesso, che integra il «fare» dell’autore con l’«agire» della comunità: in questi tempi di contrapposizione sanguinosa su sedicenti valori religiosi, si tratta di un’operazione di integrazione a più livelli la cui interruzione d’autorità appare in conflitto con i diritti fondamentali.

Il diritto alla libertà di espressione artistica è protetto dall’art. 10, par. 1, della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che secondo la Corte Europea garantisce “la circolazione non solo di idee e di opinioni largamente condivise nella società (o comunque ritenute inoffensive o indifferenti), ma anche di quelle che contrastano con il sentire di una parte più o meno ampia della popolazione dello Stato” (sentenza 24.5.1988).

La nostra Costituzione postula l’insopprimibilità – se non per ragioni di ordine pubblico o di buon costume – dei diritti di riunione pacifica (art. 17) di professione religiosa (art. 8 e art. 19) di manifestazione del pensiero (art. 21).

La mutilazione di un’opera, che avvenga con le ruspe e i martelli o con strumenti meno rumorosi ma altrettanto efficaci, è un gesto di intolleranza incompatibile con questi, che sono principi fondamentali di una società civile.

* * *

FREEDOM, INTEGRATION, (IN)TOLERANCE: CONSTITUTIONAL PRINCIPLES AND FUNDAMENTAL RIGHTS

News have been spread that the installation by artist Christopher Büchel for the 56th “Biennale” of Venice has been “closed”. The artwork consisted in readapting a Catholic church (privately owned and unused for more than 40 years for worship) to a place of worship for Muslims.

Some citizens and the Venice patriarch protested and the Municipality of Venice closed the mosque, due to the lack of certain documents.

The effective exercise of the worship is a necessary component of the artwork, semantically indissoluble from the material installation (in fact, the mosque should be dismantled at the end of the “Biennale”). Its meaning is conveyed by a complexity of acts: the author’s «making» is integrated with the community’s «acting»: in these times of sanguinary juxtaposition based on asserted religious values, this is an attempt of multi-level integration whose interruption by the authority contravenes fundamental rights.

The freedom of artistic expression is protected by Article 10, par. 1, of the European Convention on Human Rights, that according to the European Court guarantees “the circulation not only of ideas and opinions widely shared within the society (or, however, considered harmless or indifferent), but also of those ideas and opinions that conflict with the feelings of a large or small part of the citizens” (decision dated 5.24th, 1988).

The Italian Constitution states that certain rights may not be compressed, apart for public order and decency: meeting peacefully (article 17), professing a religion (article 8 and article 19), expressing oneself’s thought (article 21).

Mutilating an artwork is an action of intolerance incompatible with these, that are fundamental principles of the human society, notwithstanding the fact that it is done by caterpillars and hammers or by other, less noisy but similarly effective, instruments.