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Ottocento anni fa

DD foto per blog esterna FIN

Runnymede, Inghilterra, 15 giugno 1215: un prato sulla sponda destra del Tamigi. Il re Giovanni Plantageneto “Senza Terra” sottoscrive il documento considerato la prima delle carte costituzionali al mondo: la Magna Carta o Carta Libertatum.

Oggi in mezzo al prato sorge il memoriale eretto dall’American Bar Association “To commemorate Magna Carta, symbol of freedom under law”.

In effetti, della Magna Carta si ricordano principalmente le proposizioni che sanciscono i principi di libertà personale e di legalità, che però rimasero inapplicati ancora per molti secoli: almeno fino all’approvazione del Petition of Right approvato dal Parlamento inglese e promulgato dal Re Carlo I nel 1628.

Il 14 giugno 2015, la BBC ha diffuso la notizia di un interessante ritrovamento (http://ow.ly/Ok4Ho): secondo un team di studiosi guidato dal prof. Nicholas Vincent e composto da medievisti della University of East Anglia e del King’s College di Londra, la riproduzione, diffusione e conservazione del documento avvenne a cura del vescovo di Lincoln e Salisbury e non di incaricati del Re. In particolare, la trascrizione di due dei quattro originali della Carta Libertatum, quelli attualmente custoditi alle cattedrali di Lincoln e Salisbury, sarebbe opera di amanuensi che lavoravano alle dipendenze della gerarchia ecclesiastica.

Il coinvolgimento della Chiesa getta una luce forse meno romantica ma più critica sulla genesi e gli scopi della Magna Carta: secondo gli studiosi del team furono proprio i vescovi a insistere perché il documento venisse distribuito nel Paese e a custodirlo negli archivi delle loro cattedrali.

Impedendo che la Magna Carta fosse affidata alle “cure” degli sceriffi – principali destinatari delle disposizioni di limitazione del potere Reale – e finisse rapidamente nei caminetti dei loro castelli, la Chiesa inglese del XIII secolo si assicurò il rispetto della prima proposizione: la propria libertà e l’integrità dei propri diritti e l’impegno del Re “e dei suoi eredi in perpetuo” ad osservarle “in buona fede e per sempre”.

Del resto, che il conflitto di poteri da cui nasce la Carta non riguardasse soltanto il re e i suoi baroni, ma la Chiesa di Roma, è sancito chiaramente nella bolla di scomunica del 24 agosto 1215. Papa Innocenzo III, rivendicando il suo ruolo di supremo signore feudale del regno d’Inghilterra e Irlanda (ceduto “a San Pietro e alla Chiesa romana” dallo stesso Giovanni Plantageneto l’anno prima) riserva parole durissime contro il documento e soprattutto contro l’«insubordinazione» dei baroni, a difesa delle libertà e delle prerogative ecclesiastiche.

E in effetti, la Magna Carta non nasce primogenita: dai conflitti fra il potere sovrano e i vassalli erano già scaturite le concessioni di Federico Barbarossa ai Comuni della Lega Lombarda (1183) e le ordinanze di Alfonso VIII di León (1188). Poco dopo, Federico II di Svevia avrebbe concesso privilegi speciali ai feudatari ecclesiastici in Sicilia (1220) e il re Andrea II d’Ungheria la “Bolla d’Oro” (1222).

È però un unicum l’utilizzo ideologico che della Magna Carta è stato fatto nei secoli successivi e che la pone a buon titolo alla base di un nuovo ordine costituzionale (all’epoca ancora molto di là da venire).